Cina, la ‘grande muraglia’ verde e le foreste artificiali

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Da oltre quarant’anni la Cina porta avanti uno dei più grandi programmi di riforestazione al mondo.

Lungo una vasta fascia del Paese sono stati piantati miliardi di alberi per frenare l’avanzata dei deserti del Gobi e del Taklamakan.

Il progetto, chiamato Grande Muraglia Verde, punta a contrastare la desertificazione, ridurre le tempeste di sabbia e proteggere aree agricole e centri abitati.

Avviata nel 1978 e destinata a proseguire fino al 2050, l’iniziativa ha incontrato inizialmente varie difficoltà: alcune specie selezionate per la crescita rapida non si sono adattate alle condizioni climatiche locali.

Con il tempo, però, le strategie di gestione sono state migliorate e la copertura forestale è aumentata sensibilmente, contribuendo a limitare le tempeste di polvere e a migliorare la qualità dell’aria, anche nelle zone vicine a Pechino.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters e riportato da Everyeye Tech, le foreste artificiali create nell’ambito del progetto mostrano una crescita più veloce rispetto a molte foreste naturali.

Per valutarne la capacità di assorbire carbonio atmosferico, i ricercatori hanno analizzato dati satellitari e indicatori della densità della vegetazione.

I risultati evidenziano che l’espansione della superficie fogliare nelle foreste piantate dall’uomo è stata più rapida rispetto a quella registrata negli ecosistemi naturali.

Questo vantaggio è dovuto in parte alla giovane età degli alberi e alle cure ricevute.

Secondo gli studiosi, le foreste artificiali potrebbero inoltre sfruttare in modo più efficace l’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, anche se i meccanismi non sono ancora del tutto compresi.

La crescita raggiunge il suo picco tra i 30 e i 40 anni, per poi rallentare gradualmente.

Nonostante i risultati incoraggianti, le foreste artificiali non possono sostituire quelle naturali, che garantiscono maggiore biodiversità, resilienza e capacità di immagazzinare carbonio nel lungo periodo.

L’esperienza cinese dimostra che la riforestazione è uno strumento utile, ma che la tutela delle foreste naturali resta essenziale.

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