I Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) – reclusione di stranieri in attesa di espulsione dall’italia – sono luoghi violenti, degradanti e opachi.
Pertanto «vanno chiusi, non riformati».
Al pari di tutte le istituzioni totali (come carceri, manicomi, campi rom, lager, e tutti i luoghi di reclusione coatta) i Cpr sono «caratterizzati da opacità, inutilità e degrado protratti nel tempo».
A dirlo è Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus di Trieste e parte integrante del Tavolo Asilo, intervenuto oggi alla conferenza stampa in Senato per la presentazione del report ‘CPR d’Italia: istituzioni totali’.
«Ci rendiamo conto che non siamo difronte ad una struttura riformabile ma alle caratteristiche delle istituzioni totali. Non funzionano e sono lesivi dei diritti umani».
Quello sul miglioramento dei centri è «un falso dibattito», ha chiarito Schiavone rispondendo alle domande di giornalisti.
«Non c’è nessuno di questi centri che non sia segnato dal degrado e ciò viola le normative: persino le disposizioni interne vengono sistematicamente eluse», nota Schiavone.
Nelle conclusioni del secondo rapporto di monitoraggio sui Cpr di Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo san Gervasio, Roma, Torino e Trapani, lo si afferma molto chiaramente: «l’attuale situazione non risponde ai requisiti di legge e le normative sono disattese».
L’attivista ha aggiunto:
«Non vogliamo aggiustare, le norme vanno attuate per consentire il limitare dei danni ma questa non è una soluzione».
Lucia Borruso di Medici senza frontiere ha ricordato: «viene gravemente compromesso il diritto alla salute come testimoniato da quest’ultimo monitoraggio».
Queste persone sono trattenute per irregolarità ammnistrativa ci non ci sarebbe alcuna necessità di trattamenti di reclusione per di più degradanti.
Il primo elemento riscontrato è l’opacità: «c’è difficoltà ad ottenere dati, nonostante le visite accurate» che vengono effettuate da parlamentari ed esperti.
«Il rifiuto dell’accesso a chi accompagna i parlamentari, al fine del comprendere i fatti, ossia persone con competenze specifiche: medici, avvocati, mediatori, è un altro elemento dell’opacità» dice Schiavone.
I CPR servono all’allontamento degli stranieri in posizioni irregolari che nel frattempo vivono senza cure, senza diritti e nell’oblio.
Inoltre questi centri sono inutili: «strutturalmente semi-vuoti: il 45% dei posti è sempre disponibile perchè c’è un sottodimensionamento dell’utilizzo dei centri che è indicativo della condizione».
«Dalle rilevazioni effettuate e dai dati acquisiti tra settembre e dicembre 2025, erano presenti nei CPR visitati dal Tavolo Asilo e Immigrazione, 546 trattenuti, corrispondenti a meno dello 0,2% delle persone in posizione di irregolarità stimate sul territorio nazionale», si legge nel rapporto.
«Mi chiamo Ayman, qui ci stanno massacrando, picchiano tutti senza motivo, ti giuro.
Senti, senti cosa fanno.
Hanno spaccato la testa a uno solo perché gridava che aveva dolore ai denti! Sono tantissimi – si legge in una testimonianza contenuta nel report –
Stanno entrando nel blocco. Cercano il telefono con cui abbiamo fatto vedere come si comportano quando uno tenta il suicidio.
Un ragazzo è rimasto a terra pieno di sangue per più di mezz’ora senza assistenza.
Se non ci stavamo noi che lo tiravamo giù dalla corda.…sarebbe morto».
Cercano il mio telefono. Stanno entrando. Aiuto! Aiuto! Aiuto! ».
Questa la storia di Ayman, contenuta nel report: l’uomo è stato rimpatriato per direttissima dopo aver pubblicato un video denuncia delle condizioni dei Cpr.

