Brasile, don Marco fidei donum tra i bambini di Massaranduba

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Da oltre dieci anni don Marco Paglicci è fidei donum della diocesi di Firenze tra gli afrodiscendenti in un bairro popular che cerca di mantenere l’identità e le radici dei suoi abitanti, in un quartiere oggi rinnovato ma anonimo.

«La gente della mia parrocchia di Massaranduba ha una forza, una capacità di accogliere, e un cuore meravigliosi. Il luogo in cui si trova è un po’ meno meraviglioso: è un bairro popular alla periferia di Salvador de Bahia, dove ci sono violenze tra fazioni che si contendono il controllo del territorio per il traffico della droga e spesso cercano di coinvolgere anche i bambini».

Don Marco Paglicci, 48 anni, fidei donum della diocesi di Firenze, parla così a Popoli e Missione, della sua parrocchia di Nossa Senhora da Piedade, in cui è presente dal 2016 tra la gente di una periferia in cerca della sua identità.

Don Marco è l’ultimo “dono” in ordine di tempo della diocesi di Firenze che dal 1965 sostiene la missione in queste periferie con la presenza di sacerdoti e laici.

Nel 2007 è iniziato con don Luca Niccheri il lavoro in questa nuova parrocchia, che si è concentrato fin dall’inizio nell’educazione, attraverso la scuola dei bambini del bairro, uno dei più poveri e carenti della città.

La scuola Beija Flor (nome in portoghese del colibrì), sostenuta dal contributo di tanti amici italiani e soprattutto dal Progetto Agata Smeralda, assicura ogni anno a oltre 200 bambini l’educazione di base, il cibo, i contatti e la collaborazione con le famiglie.

Da due anni don Marco è rimasto «da solo, anche per il calo delle vocazioni, in questa parrocchia che vive, secondo le caratteristiche brasiliane, situazioni di forte disuguaglianza.

A Massaranduba gli incontri con le persone sono sempre pieni di gioia. I bambini desiderano essere abbracciati e considerati, è il modo con cui si sentono valorizzati, e sostenuti.

Purtroppo, vivono in un contesto difficile per una serie di problematiche sociali che hanno radici nel passato di questa zona abitata da afrodiscendenti».

Massaranduba, nella Cidade Baixa, nella penisola di Itapagipana affacciata sulla Baìa de Todos los Santos sull’Oceano, che fa parte del territorio chiamato Alagados, perche la zona era soggetta alle maree e le prime palafitte costruite su una palude di mangrovie, erano le case dii figli e nipoti degli schiavi deportati dall’Africa in Brasile.

«Vedendo le case in mattoni e cemento di Massaranduba, non si può capire la sua storia, che spesso anche i giovani ignorano, perdendo coscienza delle proprie radici».

Proprio sulla costa si sono insediate famiglie di afrodiscendenti che nella prima metà del Novecento venivano per cercare lavoro nelle prime fabbriche che cominciavano a funzionare nella città di Salvador, centro della cultura afro brasiliana.

Bastava però una tempesta per allagare (come ricorda il nome della zona) le fragili baracche di legno, tanto che negli anni Quaranta del secolo scorso la costa fu riempita dai detriti provenienti dalla vicina spiaggia di Ribeira, e di lì a breve iniziò l’urbanizzazione che ha cambiato la vita degli abitanti.

Rispetto ai quartieri vicini Jardim Cruzero e Uruguai, Massaranduba è rimasto sfavorito e meno attrezzato, come spiega don Marco: «è una zona più povera che in passato è stata favela, ma che ha perso l’identità della sua storia.

Il lavoro che ruota intorno alla parrocchia su un grande territorio che conta 30mila anime, è proprio quello di essere al fianco di chi soffre forti disuguaglianze.

Qui ci sono persone che vivevano sulle palafitte di legno sul mare e oggi abitano in case di mattoni, ma purtroppo hanno perso memoria del loro passato, nel senso che poi sono diventate periferie urbane, spesso anonime, a cui è stata disconosciuta anche la caratteristica di chi si è riscattato con le proprie forze».

Nel quartiere in cui visse santa Dulce dos Pobres (1914-1992), esempio coraggioso di santità al femminile al servizio degli ultimi, i cattolici sono il 55-60% della popolazione, una percentuale erosa dall’ aumento delle chiese evangeliche e pentecostali.

Alla parrocchia di Nossa Senhora da Piedade fanno capo quattro comunità, sparse in territorio ampio.

«Come prete sono solo, mi aiuta un grande gruppo di persone, c’è un forte coinvolgimento dei laici. In questa zona anche altre fedi sono forti, il Brasile c’è una grande varietà di culti.

Un discorso a parte vale per il Candomblé, una religione afrobrasiliana nata in Brasile nel XIX secolo, ancora presente. Si tratta di una specie di pantheon di divinità ereditate dalla storia degli schiavi che dovevano abbandonare il loro culto eseguire il cattolicesimo.

Così hanno trovato il modo di continuare a pregare Orixà e gli antenati, identificandoli con i santi cattolici.

A volte vengono da me persone che mischiano inconsapevolmente riti e preghiere in un forte sincretismo, o che mi parlano del Candomblè pensando che sia nell’ambito della religione cattolica».

Una delle contraddizioni del Brasile tra vecchi dei, la speranza del Vangelo e attesa di futuro.