Bolivia: le rivendicazioni salariali dei contadini e la Chiesa cattolica

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Aumento del prezzo del carburante (e del pane), crisi economica e miseria sono le cause all’origine delle proteste di questi mesi in Bolivia. la Chiesa Cattolica ha deciso di intervenire proponendosi come ponte tra le parti. Ecco come.

 La Bolivia vive una delle crisi sociali più gravi degli ultimi anni.

Dall’inizio di maggio, infatti, centinaia di blocchi stradali hanno isolato intere regioni del Paese, interrompendo il trasporto di alimenti, medicinali e carburante.

Le proteste sono state promosse dalla Central Obrera Boliviana (Cob) e da organizzazioni contadine e sociali vicine all’ex presidente Evo Morales.

Alla base della mobilitazione vi sono rivendicazioni economiche e salariali legate al crescente costo della vita e alla scarsità di carburante.

Con il passare delle settimane, tuttavia, una parte dei manifestanti ha radicalizzato le proprie richieste fino a chiedere le dimissioni del presidente Rodrigo Paz.

Come sempre in questi casi, le conseguenze ricadono soprattutto sui più vulnerabili, ovvero le famiglie povere, le comunità rurali, gli anziani e i malati che faticano ad accedere alle cure.

Secondo le autorità, almeno sedici persone hanno perso la vita in relazione alla crisi, tredici delle quali per la mancata assistenza medica, compresi due bambini.

A raccontare la gravità della situazione è Nancy Vacaflor, giornalista dell’Agenzia di Notizie Fides (Anf), che parla di un vero e proprio «blocco disumano».

Da oltre quaranta giorni, spiega, «La Paz e gran parte del Paese vivono quasi isolate.

Si sta giocando con la vita delle persone». I blocchi, arrivati in alcuni momenti a superare quota 150, hanno paralizzato il trasporto di alimenti, carburante, medicinali e personale sanitario.

Le conseguenze sono lavoratori costretti a camminare per ore per raggiungere il posto di lavoro, mezzi bloccati sulle strade e ospedali in crescente difficoltà.

Particolarmente critica è la situazione del sistema sanitario. La Camera dell’industria farmaceutica boliviana ha denunciato problemi nell’approvvigionamento di medicinali, ossigeno e materiali essenziali.

Secondo il settore, l’arrivo di materie prime è diminuito del 40%, costringendo diverse aziende a rallentare la produzione.

«Gli ospedali sono in crisi per l’ossigeno necessario agli interventi e per la mancanza di farmaci», osserva Vacaflor, sottolineando che a soffrire maggiormente sono «i malati cronici e i pazienti in terapia intensiva».

«Il paniere familiare è praticamente raddoppiato», racconta la giornalista che, pur riconoscendo l’esistenza di rivendicazioni legittime, esprime preoccupazione per la durata delle proteste:

«Siamo arrivati a un punto morto del dialogo. Il conflitto si prolunga e la Bolivia continua a funzionare a metà».

In questo contesto, la Chiesa cattolica boliviana ha deciso di intervenire proponendosi come ponte tra le parti.

Insieme all’Ufficio del Difensore del popolo, la Conferenza episcopale ha lanciato un «Patto sociale per la pace e la riconciliazione», invitando tutti gli attori coinvolti ad abbandonare le posizioni più rigide e a riaprire urgentemente il dialogo.

Nel documento, firmato a metà giugno dal segretario generale della Conferenza episcopale, monsignor Giovani Arana, e dal Difensore civico Pedro Callisaya, si sottolinea che «chiudersi alla concertazione non fa che aggravare la sofferenza della popolazione».

L’obiettivo è favorire spazi di incontro e garantire il passaggio degli aiuti umanitari. Lo stesso appello è stato rilanciato dai vescovi nella solennità del Corpus Domini.

Nel loro messaggio pastorale hanno ricordato le difficoltà che migliaia di famiglie stanno affrontando.

«Nessuno può rimanere indifferente quando la vita, la salute e la dignità delle persone si vedono minacciate», hanno scritto i presuli, ricordando che «la via per superare le crisi non è lo scontro, ma l’incontro, il dialogo sincero e il riconoscimento della dignità di ogni persona».

Monsignor Arana, vescovo di El Alto, una delle aree maggiormente colpite dalla tensione, ha richiamato l’attenzione sulle persone che vivono di lavoro quotidiano.

«Chi soffre di più è la gente comune, che si guadagna da vivere giorno per giorno», ha affermato, sottolineando che l’unica strada percorribile resta quella del dialogo: «Entrambe le parti devono essere disposte a cedere qualcosa».

Le storie raccolte sul territorio mostrano il volto concreto della crisi.

A Cochabamba, Aristide Gazzotti, responsabile della Casa de los Niños, racconta di famiglie contadine che non riescono più a reperire beni essenziali.

Di fronte a questa emergenza, la Chiesa continua a svolgere il proprio ruolo di presenza accanto ai più fragili e di promotrice della riconciliazione, battendosi per aprire corridoi umanitari e favorire il dialogo, così da restituire speranza a una popolazione che attende pace, giustizia e riconciliazione.

Mentre i blocchi stradali paralizzano la Bolivia, Caritas Bolivia – la Pastorale Sociale della Chiesa cattolica – è diventata uno dei principali attori umanitari sul campo, intervenendo dove lo Stato fatica ad arrivare.

In coordinamento con la Conferenza episcopale boliviana, l’Ufficio del Difensore civico e la Croce Rossa locale, l’organizzazione ha attivato una rete di assistenza attraverso le sue 17 giurisdizioni diocesane, coinvolgendo oltre 500 collaboratori e centinaia di volontari.

Durante l’emergenza, Caritas ha distribuito migliaia di kit con alimenti non deperibili, acqua e prodotti per l’igiene.

Il 15 giugno scorso ha partecipato a una carovana umanitaria sulla strada La Paz–Tambo Quemado per assistere centinaia di camionisti bloccati da giorni senza accesso a cibo e servizi essenziali.

In quel tratto erano fermi tra 800 e 1.000 mezzi pesanti.

«Molti conducenti vivono in condizioni difficilissime da settimane», ha spiegato Elizabeth Zabala, segretaria esecutiva di Caritas Bolivia. «Questa iniziativa vuole alleviare la loro sofferenza e dimostrare una vicinanza concreta».

(Una versione più estesa di questo pezzo è stata pubblicata sul numero di Popoli e Missione di Luglio-agosto in distribuzione)