Padre Eliseo Tacchella da Isiro racconta il clima di insicurezza

Ancora caos nel nord-est del Congo, “nazione in pericolo tra milizie, ebola e sfollati”

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“La nazione è in pericolo: nonostante gli accordi di pace, noi siamo sempre in guerra, alcune regioni sono occupate da gruppi ribelli, e per la 17° volta, l’epidemia di Ebola sta dilagando all’est del paese”.

A distanza di sessantasei anni dal giorno dell’indipendenza (era il 30 giugno del 1960), per il Congo Belga la situazione interna appare decisamente precipitata e la vita della gente costantemente a rischio.

A scriverlo sono i vescovi della RDC, che una settimana fa mettevano in guardia dai pericoli della guerra mai risolta. Eppure presa in carico dagli USA di Donald Trump.

A chiedere oggi a noi di tener desta l’attenzione sia sulla guerra che sul virus di Ebola, è padre Eliseo Tacchella, missionario comboniano da pochi mesi rientrato nell’est del Congo, ad Isiro.

“Tra l’altro – ci dice padre Eliseo – i vescovi denunciano il progetto di cambiare la costituzione, che permetterebbe al Capo di stato di accedere a un terzo mandato”.

Una settimana fa è arrivato “qui a Isiro padre Clemy, il parroco di Mungbere.

La strada è sicura ma il traffico è ridottissimo.

Non ha incontrato militari né a Diforo né a Ndubala.

Sembra che stiano facendo incursioni nella foresta per stanare i ribelli.

Ci ha raccontato chiaramente quello che la comunità e la sua parrocchia hanno vissuto in questo mese di giugno.

La loro presenza è stata un punto di riferimento per la gente e anche un segno di speranza.

La vita a Mungbere sembra riprendere piano piano, ma la paura prosegue”.

L’Haut-Uélé nel nordest è interessato da nuove operazioni militari contro gruppi armati che con ogni evidenza appartengono alle Adf.

“I villaggi fino a Gao sono deserti -spiega padre Eliseo –

Tra l’altro attraverso una radio di Isiro è stato emanato un comunicato che chiedeva a tutti quelli che abitano ancora nella zona tra Gao e Mungbere, più o meno 40 km, di partire, di lasciare i villaggi.

Non capiamo il senso di questo comunicato quando qualche giorno fa i militari chiedevano alla gente di tornare.

Resta comunque il fatto che la gente di questa zona non vuole tornare finché non è sicura che i ribelli siano veramente neutralizzati.

Ho incontrato una settimana fa anche il responsabile del settore Ndubala che era partito martedì con il parroco ed è tornato.

Confermava questa situazione di incertezza e insicurezza”.

I ribelli tuttavia sarebbero diminuiti di numero (morti e fatti prigionieri) e si sarebbero divisi in piccoli gruppi ma il caos regna sovrano.

Nel frattempo continua l’epidemia di Ebola Bundibugyo tra Rdc e Uganda: secondo gli utlimj dati dell’Oms, riferiti a ieri, sono oltre 1561 i casi confermati e 506  i decessi.