«Sono arrivata nella colonia di Marituba il 19 marzo del 1959: avevo appena 15 anni allora, oggi vivo ancora qui, da sette anni mi sottopongo ad emodialisi e sono davvero ben curata».
Crisolita da Silva è una bella signora di 82 anni, accetta di essere intervistata e raccontare che è stata tra i pionieri dell’antica colonia per lebbrosi di Marituba nello Stato del Parà.
La sua storia coincide con quella della struttura alla quale il regista Andrea Sperotti (Luci nel mondo e collaboratore di Missio), dedica un documentario: “Senza lasciare nessuno indietro” vincitore del premio Tulipani di Seta Nera 2026.
La produzione è tutta italiana sostenuta dalla Congregazione Poveri Servi della Divina Provvidenza.
Il film, delicato ed essenziale, grazie al racconto diretto di chi è ancora in vita, narra la trasformazione dell’antica colonia da luogo di isolamento ed emarginazione a laboratorio di sviluppo umano integrale.
Tutto questo oggi è reso possibile grazie all’impegno della comunità locale, delle istituzioni e di numerosi missionari e volontari. Ma all’epoca lo fu grazie ad un uomo estremamente generoso che donò sè stesso.
Nel 1967 Marcello Candia, industriale milanese, visita Marituba e rimane talmente colpito dal degrado e dalla disperazione in cui versano gli ammalati, che decide di stabilirsi là.
Avvia una serie di iniziative per migliorare le condizioni di vita dei pazienti e alla fine degli anni Settanta viene raggiunto da don Aristide Pirovano, vescovo italiano del Pime.
Maria Da Silva Trindade giace nel suo letto nella colonia di Marituba e oggi dice ai suoi intervistatori: «il dottore Marcello Candia era una persona molto buona, molto buona».
Nel dopoguerra gli incontri di Candia con il frate cappuccino Alberto Beretta e con l’allora missionario del Pime Aristide Pirovano, entrambi in Brasile, avevano aiutato lo sviluppo della sua vocazione ad gentes.
Candia sostiene economicamente l’attività di Pirovano a Macapá, alle foci del Rio delle Amazzoni, e decide di partire in missione, da laico fidei donum: Macapà sarà poi la sua destinazione, quando potrà cessare l’attività industriale.
L’8 luglio 1980, come narra il documentario, è una data indimenticabile per tutti gli abitanti di Marituba e il famoso lebbrosario: arrivò nella colonia proprio il papa, Giovanni Paolo II, che si trovava in Brasile per il suo viaggio apostolico. A salutarlo a nome di tutti gli abitanti della colonia, fu Adalucio Calado, carismatico rappresentante della comunità di lebbrosi accompagnato da Candia.
«Il papa, assieme a tutta la Chiesa, vi stima e vi ama.
Assume davanti a voi l’impegno di fare tutto quanto sarà in suo potere per voi e in vostro favore.
Il papa, anche se deve partire per nuovi compiti secondo il programma di questa visita e della sua esigente missione, rimane spiritualmente con voi: voglia il caro fratello monsignor Aristide Pirovano, vostro grande amico, vogliano i medici, gli infermieri, gli assistenti che qui si prodigano, essere i rappresentanti del papa presso di voi facendo tutto ciò che egli farebbe e come lui lo farebbe se potesse rimanere sempre qui», queste le parole pronunciate da Giovanni Paolo II in visita a Marituba.
Sull’altare, vicino al papa c’è monsignor Pirovano che anni dopo accolse a Marituba l’Opera Don Calabria tuttora presente nella missione in terra amazzonica.
Oggi l’ospedale ad esso collegato fa parte del sistema unico de saúde brasiliano, l’equivalente in Italia del Servizio Sanitario Nazionale, è un punto di riferimento per l’assistenza agli abitanti di circa 30 municipi della grande Belem, con un bacino di un milione e mezzo di persone: la struttura si sviluppa su sei edifici per un totale di quasi 80mila metri quadri.
Ginecologia, Ostetricia, chirurgia generale e pediatria sono i reparti dove vengono erogate anche prestazioni specialistiche, non ultima nefrologia.
Tra le collaborazioni attuali va ricordato il progetto per la creazione di un Centro di Ricerca Clinica a Marituba per lo studio privilegiato sulle malattie infettive e tropicali, settore per il quale il Sacro Cuore è istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.

