Entrare nelle dure realtà di Manila è possibile solo affiancando chi ci lavora ogni giorno, come i missionari, le missionarie e i social workers, gli operatori sociali.
Qui l’intera micro-economia ruota attorno a un unico grande settore: la spazzatura.
Quando i camion scaricano i rifiuti, la comunità si divide il lavoro in modo sistematico.
C’è chi seleziona il rame, chi i rifiuti elettronici, chi recupera il cibo scartato per farne il pagpag (un piatto ricavato dai ritagli di cibo) e chi si occupa della plastica.
Qualche giorno fa abbiamo incontrato proprio i lavoratori della plastica: passano la giornata a rimuovere etichette e dividerla per colore per poi lavarla gettandola in grandi fosse allagate dalla pioggia.
La plastica trasparente è quella che vale di più, viene rivenduta a 5 pesos al chilo (circa 0,08 €).
In media, un lavoratore di queste micro cooperative informali guadagna l’equivalente di circa 150 euro al mese, lavorando in condizioni igienico-sanitarie durissime e a continuo contatto con i rifiuti.
Nelle zone più interne si estendono migliaia di baracche, molte sono costruite sul mare, ancorate alle vecchie passerelle del porto.
Ho preferito non fotografarle, per rispetto e tutela della dignità di chi ci vive.
Questa foto l’ho scattata affacciandomi dell’abitazione del social worker che ci accompagnava, con il suo consenso, per dare un’idea del contesto.
Spesso i bambini si radunano intorno a noi e iniziano a seguirci.
Uno di loro mi ha chiesto se fossi americano, poi si è avvicinato e mi ha rassicurato:
“This place is the worst, it smells terrible, but the people are good, they won’t hurt you”.
“Il posto è il peggio che ci sia, puzza terribilmente ma la gente è brava gente e non ti farà del male!”.
(Questo articolo è parte dell’esperienza di viaggio di Missio Giovani nelle Filippine. Giovanni Rocca guida con Elisabetta Vitali, il gruppo di ragazzi in viaggio missionario)

