RDC: ucciso ambasciatore italiano, ancora sangue nel Nord Kivu

Nella regione orientale del Congo è in corso un genocidio, "ribelli dell'Adf ruandesi colpevoli di continui massacri".

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La Repubblica Democratica del Congo, e in particolare la regione orientale del Paese, il Nord Kivu, sono una «polveriera altamente instabile», sempre in bilico tra guerra civile dichiarata, infiltrazioni dal vicino Ruanda, e terrorismo sistematico contro i civili.

«I massacri sono all’ordine del giorno in Nord Kivu», ci dice al telefono da Beni padre Gaspare Trasparano, missionario comboniano che da anni denuncia un «genocidio in atto nella regione orientale del Congo».

E’ in questo contesto che si colloca la tragica notizia dell’uccisione dell’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio e di un carabiniere del suo convoglio, appena fuori Goma, mentre erano in viaggio verso Kilimanyoka, diretti a Butembo.

Siamo nel Nord Kivu e questa morte violenta aggiunge orrore all’orrore di questi mesi.

«Quella è una strada infida, non so come sia stato possibile che l’ambasciatore non viaggiasse su un mezzo blindato – ci spiega padre Gaspare – Questa zona è tra le più altamente pericolose del Paese. Ma è la prima volta che viene colpito un ambasciatore, questo apre un caso diplomatico. E’ anche vero che ogni giorno avvengono fatti tragici, e massacri nel Nord Kivu».

Il carnage della popolazione civile non si è mai fermato, confermano i missionari, neanche dopo la visita della delegazione di vescovi della Conferenza episcopale congolese a Butembo-Beni, un mese fa.

I testimoni raccontano, e la Chiesa cattolica della diocesi conferma, che a perpetrare i massacri sono sempre ribelli ugandesi delle Forces Démocratiques et Alliées (ADF). Clicca qui. 

E’ di qualche mese fa l’appello video del vescovo della diocesi di Butembo, padre Paluku Sikuli Melchisèdech. Clicca qui. 

«Le forze ribelli rapiscono persone anche per guadagnare soldi facilmente. Pochi giorni fa a Malambo sono state uccise 10 persone, tra cui una catecumena, che è stata sventrata», ci spiega padre (Abbè) Robert Kasereka Ngongi, sacerdote diocesano, originario di Butembo, che in questo momento si trova a Roma.

Ma che motivazioni si nascondono dietro i massacri del Nord Kivu? E che cos’è l’Adf?

«Il Nord Kivu è un paradiso diventato inferno. A mio avviso la motivazione è principalmente economica: il Nord Kivu è una delle regioni più ricche del Paese. Qui ci sono materie prime importanti e preziose, dai diamanti all’oro al coltan, dal cacao al caffè», dice padre Robert.

L’idea che se ne sono fatti i missionari, già da anni, e il comboniano padre Gaspare lo ha sempre confermato (la denuncia viene anche dal vescovo della diocesi di Butembo), è che la regione sia soggetta ad un «sistematico genocidio etnico» da parte di milizie che sarebbero ‘coperte’ dalle autorità del vicino Ruanda.

«Il Ruanda è il primo esportatore al mondo di cobalto e coltan ma non  possiede le miniere che ci sono in Congo- afferma padre Robert – Esiste una intenzione da parte del Ruanda di occupare una parte del nostro paese. Il popolo congolese cerca di resistere con tutti i mezzi, pacifici o violenti. Il problema è anche che l’esercito congolese non interviene a sostegno della popolazione del Nord Kivu. Hanno messo sotto accusa il ministro della difesa: ci sono più di 2500 alti ufficiali ruandesi denunciati come presenti nell’esercito del Congo».

 Anche l’Onu ha segnalato la presenza di militari ruandesi: «nella loro ultima lettera aperta, i vescovi congolesi hanno scritto: «Popolo congolese non lasciamoci rubare la sovranità». 

«Io sono nato qui: la zona era molto tranquilla prima, c’era una buona convivenza col Ruanda, ci sono persone originarie del Ruanda con le quali siamo cresciuti pacificamente, nel 1994 dopo il genocidio. Poi nel 1996 hanno cacciato quelli che erano al potere che sono venuti a rifugiarsi in Congo», spiega padre Robert, e fa risalire l’inizio delle violenze proprio alla fine degli anni Novanta, quando sono state segnalate infiltrazioni di ribelli ruandesi nel paese.

Al momento la Repubblica Democratica del Congo è altamente insicura e al centro di un fenomeno che diversi politologi ed attivisti, nonchè la stessa Chiesa cattolica definiscono “balcanizzazione del Paese”.

Ossia, un tentativo di ‘sostituire’ fisicamente una etnia con un’altra, uccidendo in particolare la popolazione chiamata Nande, che ha sempre goduto di una buona posizione dal punto di vista sociale ed economico.