Padre Christian Carlassare, un comboniano alla guida della diocesi di Rumbek

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Il santo Padre ha nominato vescovo della diocesi di Rumbek in Sud Sudan il comboniano p.
Christian Carlassare, che verrà consacrato a Rumbek il 23 maggio prossimo, domenica di
Pentecoste. Nato in provincia di Vicenza il 1 ottobre 1977, Christian dopo la maturità si avvicina al
mondo comboniano, scegliendo il carisma di San Daniele Comboni come scelta vocazionale. Studia
alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, consegue il baccalaureato in Teologia alla Gregoriana e in
Missiologia all’Urbaniana. Nel 2003 emette le professione solenne e il 4 settembre 2004 è
ordinato sacerdote.

P. Christian parte subito dopo per il Sud Sudan dove per due anni studia la lingua dei Nuer. E’ stato parroco della Holy Trinity Parish nello stato dello Jonglei fino al 2016 per poi assumere incarichi di animazione nella congregazione e di governo come vice provinciale in Sud Sudan dal 2017 al 2019. Dal 2020 è vicario generale della Diocesi di Malakal.

Nell’intervista che ha rilasciato a Noticum p. Christian descrive la diocesi di Rumbek, eretta alla fine del 1974, una diocesi che ha sofferto per la guerra di liberazione, essendo stata al centro di molti scontri tra le fazioni. Una diocesi condotta per 13 anni (dal 1998 al 2011) dal comboniano Cesare Mazzolari, «un vescovo santo, ricordato, figura che ha marcato il paese e morto pochi giorni dopo l’indipendenza
del Sud Sudan nel 2011. Mazzolari ha dato un grande impulso non solo alla chiesa di Rumbek»,
ricorda p. Carlassare, «con attività di aiuto alla gente, di promozione sociale e a favore della pace».

Dopo mons. Mazzolari la diocesi è stata retta da un amministratore fino alla nomina di p.
Carlassare. «Le sfide sono molte: solo pochi hanno abbracciato il cristianesimo, c’è molto lavoro di
evangelizzazione da portare avanti. E poi la violenza: girano molte armi che alimentano gruppi
armati incontrollabili che portano insicurezza e tensione. I giovani purtroppo vengono usati dai
contendenti il potere per queste finalità». Sento una grande responsabilità, continua p. Christian:
«In Europa a 43 anni si è giovani, ma qui si è nonni! Questo mi fa pensare, non deresponsabilizziamoci, questa è l’età in cui dobbiamo dare chi siamo. So bene di lavorare in una
terra santa, continuando quanto hanno fatto molti prima di me, a partire da mons. Comboni e la
scelta di promuovere la chiesa locale, di costruire con le risorse della gente, che ha grandi
potenzialità. Lavoro nel solco di tanti missionari e missionarie comboniane che qui hanno lavorato
e sofferto con la gente anche negli ultimi 30 anni di conflitto. Non mi sento quindi uno venuto dal
cielo, ma parte di una storia e di una chiesa che ha futuro».